Di “baby prostitute”, “ragazze doccia” e… “gigolò”?

E scoppia la doverosa polemica.

Tutti a parlare delle giovani donne prostitute e nessuno che si ponga una domanda sui giovani uomini che quella prostituzione la foraggiavano.

La prostituzione maschile non è mai stata percepita come qualcosa di disdicevole, anzi. Tanto è vero che non esiste un termine che definisca la prostituzione di uomini con le stesse accezioni negative utilizzate per definire quella femminile.

Li chiamano “Casanova” “Gigolò” “Accompagnatori”, “Rent-Boy”,  “Hustler”,  ma nessuno di questi termini porta dietro di se’ l’accezione negativa che porta il termine “Puttana”, “Prostituta”, “Troia”, “Baldracca”… Giusto per elencarne solo alcuni, dato che le terminologie utilizzate nei confronti delle donne sono eccezionalmente numerose.

Lì dove la donna deve vergognarsi, l’uomo è elevato ad uno stato di quasi eroe. E l’International Escort Award è uno degli esempi.

Il valore dato ad un’azione identica cambia in base al sesso di chi la compie. Questa è la cultura che ci portiamo dentro.

Un cultura che porta la magistratura ad indagare sulle giovani donne senza però indagare su giovani uomini che quel sesso a pagamento lo incoraggiavano e che si potrebbe anche chiamare sfruttamento delle prostituzione minorile.

Una cultura che è pronta a condannare e mettere alla gogna le donne, ma non gli uomini.

Sperando che la doverosa polemica non finisca in “cacciara”, ma porti una seria riflessione sul perché giovani donne e giovani uomini debbano sperimentare il sesso attraverso un obolo, ringrazio Donne Viola per aver acceso su twitter una doverosa riflessione.

Didì (che ha scritto di “pancia” e se ne scusa)

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