‘Ma questo si saprà in Paese?’

 

“Mi chiamava lurida mula”.

“…salì sulla mia pancia e mi diede tante di quelle botte che persi il mio bambino”.

Di Vincenzina e della sua vita conosco solo quello che i giornali raccontano.

Ma il suo racconto è anche il racconto di altre 6 milioni e 788 mila donne (dati ISTAT)

Delle parole di Vincenzina, questa è quella che più di tutte mi rimbomba nel cervello: ‘Ma questo si saprà in Paese?

Povera Vincenzina, vittima di un marito violento e di una cultura patriarcale che vuole l’uomo dominante e la donna sottomessa.

Deve essere stato liberatorio per lei: “L’ho ucciso con il bastone con cui mi picchiava”.

Ma non è così che avrebbe dovuto finire Vincenzina.

Non dovrebbe mai finire così.

Ma nemmeno mai dovrebbe essere instillato nelle coscienze che se un uomo malmena una donna il senso di colpa e la vergogna sia di lei e solo di lei Family Day – Roma 20 giugno 2015

Anche se domani, sì, si saprà in paese.

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Il lavoro in Italia, se sei donna …

Non posso esimermi dal rebloggare il post.
Grazie Luigia.

 Il lavoro in Italia è già pieno di difficoltà e costellato di incertezza. Il lavoro in Italia, per una donna, è un percorso a ostacoli ed è fonte di costanti, enormi sacrifici e lotte contro il tempo (e non solo contro il tempo).

Il lavoro in Italia, se sei una donna e se hai anche affrontato un carcinoma al seno, si avvicina alla frontiera dell’impossibile più di quanto non si possa immaginare.

Quando si affronta  il tumore al seno, la vita di una donna si trasforma, in ogni sua sfumatura… non c’è più “la vita”, ma “la vita prima” e “la vita dopo” il tumore. Spesso, per queste donne, la salita più ripida ed insidiosa è proprio quella che ci si trova davanti quando arriva il momento di affrontare “la vita dopo”, il secondo capitolo… il ritorno a quello che si faceva prima, sapendo che non si è più la stessa donna…

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Caso Loris: sbatti la mostra in prima pagina

Chapeau.
Grazie per l’approfondita analisi.

DonnexDiritti l'informazione di Luisa Betti Dakli

strega

“Il vero padre scoperto a 14 anni, un rapporto burrascoso con una madre che mette al mondo cinque figli con tre uomini diversi, la voglia di morire che spunta prepotente per ben due volte nella mente ancora adolescente, un figlio arrivato forse troppo presto, quando le ragazze della sua età vanno ancora a scuola e pensano solo a come divertirsi il giorno dopo: c’è stato molto dolore nella vita di Veronica Panarello. E se questa madre ragazzina, che 26 anni l’ha compiuti solo un mese fa, c’entra davvero qualcosa con la morte del piccolo Loris, forse qualche risposta bisognerà andarla a cercare nel suo passato”. Sembra l’incipit di un romanzo d’appendice e invece è l’inizio di un lungo articolo dell’Ansa che va a scavare nel passato della mamma del piccolo Loris, il bambino ucciso il 29 novembre a Santa Croce Camerina, vicino Ragusa. La donna, sottoposta a lunghi interrogatori in cui si è…

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