‘Ma questo si saprà in Paese?’

 

“Mi chiamava lurida mula”.

“…salì sulla mia pancia e mi diede tante di quelle botte che persi il mio bambino”.

Di Vincenzina e della sua vita conosco solo quello che i giornali raccontano.

Ma il suo racconto è anche il racconto di altre 6 milioni e 788 mila donne (dati ISTAT)

Delle parole di Vincenzina, questa è quella che più di tutte mi rimbomba nel cervello: ‘Ma questo si saprà in Paese?

Povera Vincenzina, vittima di un marito violento e di una cultura patriarcale che vuole l’uomo dominante e la donna sottomessa.

Deve essere stato liberatorio per lei: “L’ho ucciso con il bastone con cui mi picchiava”.

Ma non è così che avrebbe dovuto finire Vincenzina.

Non dovrebbe mai finire così.

Ma nemmeno mai dovrebbe essere instillato nelle coscienze che se un uomo malmena una donna il senso di colpa e la vergogna sia di lei e solo di lei Family Day – Roma 20 giugno 2015

Anche se domani, sì, si saprà in paese.

Di pedofilia e lupi in abito talare.

Confesso che questo post è rimasto in stato embrionale per molti mesi, non così la mia rabbia, che da sempre faccio fatica a trattenere davanti a questa realtà. Ma dopo l’arresto in Vaticano dell’alto prelato – nonché ex nunzio apostolico, quindi rappresentante istituzionale del Papa e della Santa Sede in giro per il mondo – Jozef Wesolowski accusato di pedofilia, penso sia venuto il momento di postarlo, trattenendo, questa volta sì anche se con tanta fatica, la rabbia.

Si è farneticato di lobby gay all’interno dello Stato Vaticano e di complotti, ma poi la verità è, e rimane, una sola ed è quella che abbiamo tutti sotto gli occhi: uomini sessualmente repressi che abusano di bambini e bambine, non per pedofilia in quanto disturbo del desiderio sessuale, ma perché soggetti deboli e psicologicamente più fragile e dunque più facilmente ricattabili per imporre loro di tacere gli abusi subiti.

La pedofilia non ha scusanti mai, ma certo ne ha molte di meno quando il lupo è vestito da agnello in abito talare.

Bergoglio, a cui riconosco il coraggio di questo sì all’arresto, ha ancora tutto, molto da fare in merito a questa vergogna che non ha confini, ma parli ai suoi credenti e dica loro di denunciare, denunciare, denunciare…

Didì

#MottaVisconti “Perché mi fai questo?”

Quasi si riesce a vedere tutto lo stupore del viso di Cristina: “Perché mi fai questo?”.

Lo stupore per un atto insulso, inutile, senza ragione … senza futuro.

“Non c’è stato un raptus o un elemento scatenante – hanno aggiunto gli inquirenti – come una lite, o una brutta notizia: Lissi ha agito in modo lucido, nonostante il folle gesto”

Io non riesco a chiamarlo “folle gesto”. Davvero non mi riesce perché lascerebbe spazio all’infermità mentale.  Ma “ha agito in modo lucido” questo sì riesco a registrarlo e codificarlo con chiarezza nella mente: un gesto lucido e volontario.

Cristina e i suoi bambini sono stati uccisi da un freddo, lucido e volontario assassino.

“Avevano il mostro in caso e non se ne sono accorti”

Cristina e i suoi bambini sono stati uccisi come tante , troppe altre donne e bambini, vittime di un maschio fallito.

 

#8Marzo – Le donne lo sanno.

Ho fatto molte cose nella mia vita, ma di occuparmi dell’organizzazione di una mostra d’arte non mi era capitato mai.

l’Altro ieri hanno terminato l’installazione dei quadri per questo 8 marzo ed era sera inoltrata ormai quando finalmente riesco a trovare il tempo per fare un giro in sala.

Non c’è più nessuno.

Sono sola. Io e me.

Scatto alcune foto dell’ambiente che ospita la mostra di sole artiste donne.

Non c’è una buona luce. Le lampade sul soffitto si specchiano sui vetri dei quadri e disturbano l’osservatore. Me ne accorgo con più consapevolezza quando rivedo le foto appena scattate. Faremo l’inaugurazione l’indomani nel tardo pomeriggio e spero che le luci non diventino un problema.

No, non c’è una buona illuminazione, ma quel quadro mi salta comunque agli occhi.

foto4

O, per meglio dire, mi salta comunque al cuore. Mi avvicino è scatto una foto

ALBATROS - Antonia Bortoloso

Antonia Bortoloso

Le donne lo sanno. Lo sanno da dentro. Lo comprendono con le cellule prima che con la mente.

Non so se sia per un fattore genetico o per istinto o per substrato culturale, ma sono certa che qualunque donna vedendo questo quadro capisce all’istante l’intenzione dell’artista.

C’è una poesia in basso a destra del quadro, lì le fastidiose luci non disturbano l’osservatore.

Mi avvicino e leggo: 

Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore.

La riconosco subito. Subito. E mi scivola una lacrima.

Ma non importa, tanto non c’è nessuno.

Sono sola. Sono solo io e me.

Anzi… no.

Con me c’è Alda Merini e la sua poesia e c’è Antonia, che ha realizzato il quadro.

Ci sono le donne che non ho mai conosciuto, ma di cui ho letto sui giornali perché vittime di #femminicidio.

Ci sono le bambine vittime di infibulazione.

Ci sono le donne vittime di maltrattamenti, donne private della possibilità di decidere di se stesse e del loro corpo, del loro futuro… 

Con me ci sono le Donne. Quelle stesse donne che, come nel quadro di Antonia, sono state strappate, stracciate, ferite nel corpo e nell’anima.

Vorrei si smettesse, e vorrei lo facessero le giovani donne in primis, di chiamare l’8 marzo “festa della donna”. Perché da festeggiare, davvero, non c’è niente.

E le donne lo sanno, lo sanno da dentro, lo sanno nelle cellule.

Didì

P.S.: ringrazio di cuore Antonia Bortoloso per la sua arte e per la sua sensibilità e per avermi permesso di utilizzare, su questo piccolo blog, la foto “rubata” l’altra sera.

 

#YoDecido saca tu rosario de mis ovarios – fuori il tuo rosario dalle mie ovaie

Potrei riassumere, per opinione personale, il perché profondo di questa giornata di donne e uomini nelle piazze d’europa, con questa immagine:

saca tu rosario de mis ovarios

saca tu rosario de mis ovarios

La modifica apportate dal governo Rajoy alla legge che regolamenta l’interruzione di gravidanza volontaria, non cambia le sorti del paese. Semplicemente mette a rischio la salute delle donne; ne riduce l’autodeterminazione; la libertà; la condizione sociale.

Allora perché modificare in modo così restrittivo quella che era una buona legge?

Ecco. La risposta, almeno per me, è in quella foto.

Non la Politica, intesa al suo più alto livello di significato, ma la Religione, la convinzione di pochi diventa motore di un’azione politica – qui sì, ai minimi livelli – tanto discutibile quanto  deleteria per le donne. E tutte noi sappiamo quanto, ma soprattutto COME, le religioni, nessuna esclusa, tengano in considerazione le donne e il loro ruolo nella società.

Così in Spagna, così in Italia, così in Turchia… … …

Lo so, a molti, ad alcune non piacerà, ma sappiate che anche le donne rientrano nella tutela dei Diritti Umani e dunque hanno il Diritto all’Autodeterminazione .

#25N #orangeurworld – End Violence against Women – Orange World in 16 Days

Parlare di violenza non è mai semplice e parlare di femminicidio è ancora più difficile. In particolar modo quando il termine femminicidio non è ben chiaro nella mente delle persone. Marcela Lagarde definisce così questo termine che nuovo non è: Femminicidio è «La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia».

Se è così – e così è! – allora siamo tutti e tutte chiamati in causa. Siamo tutti e tutte coinvolti. Nessuno escluso.

Molte sono le donne e le associazioni femminili e femministe impegnate su un tema così difficile come la violenza di genere, molti di meno sono gli uomini attivi e presenti su questo fronte. Uomini che perlopiù non si occupano o sono assenti sul problema o, nel peggiore dei casi, negano il fenomeno del #femminicidio. Io credo dovrebbero invece sentirsi chiamati in causa, perché parte di questa società. Ma qualche eccezione esiste:  www.noino.org  ultimo esempio, tra i pochi nati, di azione di sensibilizzazione al maschile sul tema della violenza sulle donne. Ma ancora sono pochi e il loro silenzio è assordante.

In merito all’assenza di voci che si levassero forti ed agissero riguardo il  femminicidio,  aveva visto bene l’ex Ministra alle Pari Opportunità Josefa Idem: creare una Task Force che includesse, non solo le istituzioni, ma tutti coloro che di violenza sulle donne si occupano ogni giorno. Un primo valido esempio di azione condivisa è stata la creazione, da parte dell’ASL di Grosseto, del Codice Rosa , un protocollo che, visti i risultati positivi, è stato poi esportato dalla Regione Toscana in altre ASL del suo territorio.

Ora, come già scrissi su questo blog, non solo siamo orfane di un Ministro alle Pari Opportunità, ridotta oggi ad una mera ed inutile delega, ma non abbiamo più nessuno che lavori su quella Task Force.

Prendiamo atto che non ci mancano le idee. Semplicemente ci viene negata la possibilità di renderle fattive.

Condivido il pensiero di tutte coloro che non hanno voluto chiamare questa giornata “Sciopero delle Donne” perché io, così come loro, non capisco riguardo a cosa avrei da scioperare.

Lo sciopero implica il fermo di qualsiasi attività ed io non ho la men che minima intenzione di sospendere la mia azione contro la violenza sulle donne, sulle bambine, sull’infanzia in generale e contro ogni forma di violenza. Ma anzi incito e invito chiunque si senta un essere umano appartenente al futuro a parlare, discutere, ideare, costruire e impegnarsi per abbattere questo muro di cecità istituzionale, umana, culturale, educativa e religiosa che rende le donne schiave di stereotipi, di becere culture patriarcali, di machismo stantio.

È chiaro a tutti, ma forse anche no, che il #femminnicidio è più radicato e complesso di quanto non sembri e poggia su alcune strutture culturali, economiche e sociali che andrebbero alcune abbattute, altre modificate e altre ancora costruite ex novo. Un’azione condivisa, costante e incalzante da parte di chi oggi manifesta la volontà di cambiare questa realtà, renderebbe non procrastinabile un coinvolgimento sostanziale di tutti coloro che operano a livello culturale come nella scuola, nella televisione, nei giornali, nella pubblicità. Renderebbe esigibile un’azione fattiva da parte delle istituzioni governative coinvolgendo più ministeri, così come proposto dall’allora ministra. Coinvolgerebbe inoltre attori sociali come i sindacati, le associazioni e la famiglia. Perché anch’io, come tutte, sono convinta che l’azione debba essere corale. 

E’ stato approvato un decreto #femminicidio che non tutela la donne, ma mette in pace la coscienza di chi la vera soluzione non l’ha voluta. Perché costava fatica e soldi. Le donne chiedevano un’azione più matura e consapevole che desse sostegno, coraggio e forza alle donne in difficoltà, che desse loro la possibilità di rendersi economicamente indipendenti, che prevedesse per loro un rifugio nel momento del bisogno. 

E’ stato un buco nell’acqua. Perché si pensa alle donne ancora come fragili ed incapaci di prendere in mano la propria vita. Perché ancora si vuole le donne attrici passive della propria esistenza. 

E’ con queste convinzioni che questa giornata non la chiamo “Sciopero delle Donne”. Perché le donne sanno bene di cosa hanno bisogno, sanno come gestire la propria vita e cosa è bene per loro. Le donne non hanno bisogno di mero assistenzialismo, hanno bisogno di possibilità. Ed io so che non si fermeranno un solo minuto, ed io con loro. So che lotteranno e agiranno fino a quando no avranno raggiunto l’obiettivo. Ed io con loro. So che qualsiasi coloro oggi si voglia utilizzare per questa protesta, qualsiasi nome gli si voglia dare loro faranno squadra. Ed io con loro.

Non stiamo ferme. Iniziamo subito, con urgenza. Iniziamo da loro.

#orangeurworld

End Violence against Women  “Orange World in 16 Days” #orangeurworld

Didì 

 

Di “baby prostitute”, “ragazze doccia” e… “gigolò”?

E scoppia la doverosa polemica.

Tutti a parlare delle giovani donne prostitute e nessuno che si ponga una domanda sui giovani uomini che quella prostituzione la foraggiavano.

La prostituzione maschile non è mai stata percepita come qualcosa di disdicevole, anzi. Tanto è vero che non esiste un termine che definisca la prostituzione di uomini con le stesse accezioni negative utilizzate per definire quella femminile.

Li chiamano “Casanova” “Gigolò” “Accompagnatori”, “Rent-Boy”,  “Hustler”,  ma nessuno di questi termini porta dietro di se’ l’accezione negativa che porta il termine “Puttana”, “Prostituta”, “Troia”, “Baldracca”… Giusto per elencarne solo alcuni, dato che le terminologie utilizzate nei confronti delle donne sono eccezionalmente numerose.

Lì dove la donna deve vergognarsi, l’uomo è elevato ad uno stato di quasi eroe. E l’International Escort Award è uno degli esempi.

Il valore dato ad un’azione identica cambia in base al sesso di chi la compie. Questa è la cultura che ci portiamo dentro.

Un cultura che porta la magistratura ad indagare sulle giovani donne senza però indagare su giovani uomini che quel sesso a pagamento lo incoraggiavano e che si potrebbe anche chiamare sfruttamento delle prostituzione minorile.

Una cultura che è pronta a condannare e mettere alla gogna le donne, ma non gli uomini.

Sperando che la doverosa polemica non finisca in “cacciara”, ma porti una seria riflessione sul perché giovani donne e giovani uomini debbano sperimentare il sesso attraverso un obolo, ringrazio Donne Viola per aver acceso su twitter una doverosa riflessione.

Didì (che ha scritto di “pancia” e se ne scusa)

Prese per sfinimento.

Ieri sera mentre navigavo tra i blog trovo questo favoloso condensato di realtà quotidiana:  “Dove si firma? Dove consegno le armi? Restituisco tutto: le mie lacrime, la mia pazienza, le ore di veglia, il lexotan, la mia laurea. Non sono servite. Io mi arrendo, avete vinto. ”

Mentre lo leggo mi rendo conto che è questo il comune sentire. Un po’ tutti ci sentiamo così. Proviamo impotenza, frustrazione, stanchezza, rabbia…

Rabbia. Ma la rabbia non era fonte di forza e potenza? Mah! forse mi sbaglio.

Poi leggendo il posto in risposta al precedente:

” Leggo il tuo post e…non ci posso credere…mi dai ragione, si si proprio così lei da ragione a me! Senza discutere, aggiungere nessun “ma”, nessun “però”…per una volta siamo completamente d’accordo!

e mi accorgo che la rabbia è dura a morire, che ancora è fonte di forza e potenza. E che basta un “niente” (sempre che una interazione intelligente, come quella dell’amico su twitter, si possa definire “niente”) per rimuovere frustrazione e stanchezza.

E mi rendo conto per l’ennesima volta che la cultura ( vedi il testo di Paolini) può fare molto per portarci fuori dal pantano in cui siamo stati gettati.

E vorrei 10 100 1000 Paolini a risvegliarci dal torpore, dall’anestetico culturale che ci hanno propinato e che noi, illusi e felici, abbiamo bevuto a gran sorsate come fosse stato un nettare  irrinunciabile.

E vorrei 10 100 1000 altre donne come voi ad esternare il proprio sentire, perché credo sia il modo migliore per ritrovare la forza e la potenza della sana Rabbia. Per disintossicarci dal nulla emozionale e culturale con cui hanno riempito teste e cuori.

Grazie ragazze.

rabbia

Didì

Iperbole. Ma poi mica tanto.

(a volte basta entrare in un qualsiasi bar per bere un caffè per raccogliere conversazioni di così alta coerenza)

“Tutte puttane le donne. Tutte! Guarda quella lì, avrà si e no sedici anni. Con tutto quel trucco sembra una prostituta. Come si dice: tale madre tale figlia. Però una botta gliela darei. Tu no, amico mio?”.

“No, la mamma non sta bene. Ha l’Alzheimer ora, ma è stata una grande donna mia madre. Proprio una santa. Ha allevato 4 figlio tutta da sola e ha sempre lavorato. Faceva le pulizia a casa di certi signori benestanti. Lui si dice fosse un libertino: donne, alcol, feste. Uno che la vita se l’è goduta. Quando doveva andare a lavorare e non sapeva dove lasciarci, ci portava a lavoro con lei. I signori non facevano storie e noi potevamo giocare nel loro giardino. Davvero dei grandi signori”.

“Sì, ho preso una polacca. Sai una di quelle zoccole dell’est che lasciano a casa figli e mariti e vengono a fare le puttane qui in Italia. Sì, sta a casa con la mamma. Le do vitto e alloggio e qualche soldo a fine mese. Io non ho tempo per star dietro alla mamma. La polacca mi ha chiesto di essere messa in regola. Ma non ha documenti e io non voglio rogne con permessi di soggiorno, contributi e altre stronzate. Poi sai, magari una volta messi a posto i documenti si porta in Italia i figli. Di stranieri ce n’è già abbastanza, che stiano a casa loro!”

“A proposito, hai sentito di Lampedusa? Boia can’! 330 neri affogati. Ma che cosa vengono a fare qui. C’è la crisi in Italia. Non c’è lavoro per noi e questi vengono qui a rubarci il lavoro. A casa loro devono stare. Manco glielo avesse prescritto il medico di salire su quei barconi!” …

 

Didì

Siamo noi a fare la differenza

Forse si diventa davvero esseri umani quando si è capaci di condividere le sorti degli altri esseri umani. Altrimenti si è individui che vivono ciascuno per sé o per la stretta cerchia di familiari ed amici.

La differenza tra questi due modi di concepire gli altri (e se stessi in relazione agli altri) è sostanziale, poiché da essa scaturiscono i comportamenti con i quali ogni giorno esprimiamo noi stessi, ci relazioniamo con le persone e creiamo la realtà che ci circonda. Con tali comportamenti ci predisponiamo all’accoglienza o al rifiuto, all’ascolto o alla chiusura, alla comprensione o all’intolleranza.

L’analisi quindi parte da noi stessi, da che tipo di persona scegliamo di essere e da quanto siamo capaci di rielaborare retaggi, pregiudizi e stereotipi per guardare gli altri ed il mondo con uno sguardo libero, da quanto siamo capaci di superare egoismi ed interessi personali per imparare il dovere della condivisione.

A. A.

Il potere dell’Ascolto attivo.

A volte leggo e vedo cose che mi spingono, senza nemmeno tanto fatica a dire il vero, a pormi delle domande e a cercare delle risposte. Possibilmente più di una.

Sono convinta che l’azione dell’Ascoltare sia un’azione attiva che dovrebbe, e dico dovrebbe, coinvolgere solo la mente e il cuore, escludendo, quando non richiesta, la parola.

Le dinamiche interpersonali a volte privilegiano l’uso della parola anziché quella dell’ascolto attivo, attento, privo di preconcetto, privo di muri nella testa.

Ed è così che dalla scorsa notte mi frulla in testa, e un po’ non mi ha lasciata dormire, il testo che condivido con voi qui, poco sotto.

Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu cominci a darmi consigli, non fai ciò che ti chiedo.

Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu cominci a dirmi perché non dovrei sentirmi in  quel modo, calpesti le mie sensazioni.

Quando ti chiedo di ascoltarmi, e tu pensi di dover fare qualcosa per risolvere i miei problemi, mi deludi, strano, come può parere.

Forse per questo la preghiera funziona, per molti.

Perché Dio è muto, non dà consigli, né prova ad aggiustare le cose.

Semplicemente ascolta e confida che tu risolva da solo…

Quindi ti prego, ascolta e sentimi..

E se desideri parlare,

aspetta qualche istante il tuo turno e ti prometto che ascolterò… 

(Anonimo)

 

 

Blogging Day #NoViolenza

“Ogni evento, anche nella nostra vita, è il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell’evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altri migliaia di effetti.” 

Rubo questa frase di Tiziano Terzani non solo perché la condivido, ma perché penso che ora più che mai si ha bisogno di Cause Buone che producano Effetti Buoni.

Ognuno di noi può fare molto perché come mille e mille e mille gocce possiamo creare un mare…

Possiamo iniziare dalle parole e proseguire con l’esempio, con l’azione costante, attiva, consapevole.

Una buona prassi da imparare noi, ora, subito e da lasciare culturalmente a coloro che verranno.

Perché la #NonViolenza è un fatto culturale e non solo di animo.