#breastunit. Diritto di cura

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Questo post è pubblicato in contemporanea da diverse blogger, che in tal modo hanno inteso avviare un passaparola sul tema: se ti va, copiaincollalo anche tu ed aggiungi il tuo nome in fondo. Che cosa propone? di lottare con noi per il diritto a cure di qualità per il tumore al seno.

Il coraggio di avere coraggio. Di metterci faccia, cuore e testa. Perché le battaglie più importanti, quelle per la nostra salute, si combattono e si vincono solo così. Come hanno deciso di fare le donne di Europa Donna Italia e di tutte le associazioni di pazienti il 17 giugno a Milano, durante il convegno organizzato in Regione Lombardia dal titolo “Tumore al seno: dalla prevenzione alla cura di qualità. Il ruolo del volontariato“, indossando una parrucca rosa per promuovere un’azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle autorità sanitarie verso un obiettivo prioritario:

realizzare entro il 2016 l’organizzazione dei centri di senologia in Breast Units certificate: almeno una ogni 500.000 abitanti, per un totale di 120 unità in Italia, come dalla richiesta contenuta nella Risoluzione del Parlamento Europeo sul Tumore al Seno del 2006

E’ infatti dimostrato da evidenze scientifiche “che il tumore trattato in unità multidisciplinari riduce la mortalità fino al 20% ed evita pellegrinaggi della salute, causa di costi sociali e familiari” (Corrado Tinterri, Direttore della Breast Unit Humanitas di Rozzano, coordinatore del progetto e attuale Coordinatore del Comitato Scientifico di Europa Donna Italia).

In Italia, la situazione non è rosea: come ha rilevato la Senatrice Laura Bianconi in occasione della presentazione in Senato della mozione n.399 sul tumore al seno “Dai dati presentati il 14 marzo dall’associazione Europa Donna, relativi ad una ricerca ISPO, si evince che l’84% del campione intervistato ritiene che di fronte alla malattia bisogna sperare di essere fortunati, poiché non sempre ci si imbatte in strutture e medici competenti.  Grazie anche al lavoro attivo di movimenti ed associazioni di pazienti, fra cui Europa Donna Italia, il 5 aprile 2011 il Senato ha approvato all’unanimità la Mozione n. 399 sul tumore al seno, che impegna il Governo a vigilare perché le Regioni, competenti in materia, attuino le direttive europee,tuttavia siamo ancora in attesa dell’attuazione di un decreto legge che da tempo ormai è all’approvazione, ma che non è ancora stato annunciato.

Per questo Europa Donna Italia, il movimento che difende i diritti delle donne nella prevenzione e cura del tumore al seno presso le istituzioni, riunisce più di 50 associazioni di pazienti e dà voce a più di 50.000 donne, vi chiede di indossare il 17 giugno un capo di colore ROSA e di essere con noi in piazza Duca d’Aosta, a Milano, alle ore 13:00 per una manifestazione silenziosa, che prenda idealmente d’assedio con una catena umana il palazzo della Regione. Le donne delle associazioni di pazienti presenti al convegno indosseranno tutte una parrucca rosa.

Ci auguriamo che anche il Ministro Lorenzin aderisca al nostro invito e indossi quel giorno, per solidarietà, la parrucca rosa di Europa Donna, simbolo di una malattia che può presto avere un futuro rosa e di serenità.

Alla stessa ora, sulla rete partirà un twitmob in cui @edonnaitalia, i blogger e chi vorrà aderire testimonieranno l’adesione alla manifestazione con un selfie in rosa e gli hashtag #breastunit e #dirittodicura

@luigiatauro (membro del Consiglio Direttivo di Europa Donna Italia); http://tasurin.wordpress.com/2014/05/25/breastunit/

@EDonnaItalia      sito web

@sabrarola      blog

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@albertaferrari      blog su L’Espresso      pagina facebook

@espressonline      pagina facebook

@wondy74      blog su Vanity Fair      pagina facebook

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Lorella Zanardo      Il corpo delle donne

@sforzasimona    blog

@DRepubblicait      sito web SaluteSeno.it

@mammeonline      blog

@afroditeKinfo      blog

@anarkikka      pagina facebook

@fondaz_Veronesi     sito web

Danila Bozzolan      blog

liquida.it      sito web

@lapaperina71      blog

FNP CISL Vicenza      sito web

Federazione Nazionale Pensionati CISL      sito web

Marina Terragni      pagina facebook

Iosempredonna      pagina facebook

Tumore al Seno      gruppo facebook

Tumore al seno e gli uomini gruppo facebook

Emma Morrone Official Forum     pagina facebook

@LaCris297      sito web

@TamaraDona5      pagina facebook

@giorgia_vezzoli      blog

Luciana Savarese      pagina facebook

Pari Opportunità RAI Milano      pagina facebook

Healthdesk      sito web

Marina Senesi     pagina facebook

SOS Donna      pagina facebook

Dorina Macchi      pagina facebook

Vale12Settembre 2013      blog

@Starbene      sito web

Sciadabi     blog

Il Libro di Hahania      blog

Comitato Italiano Femminile di Urologia      pagina facebook

PinkBlog      blog

MSN Salute (SaniHelp)      sito web

Come un’orchidea      pagina facebook

Fiction & Film      pagina facebook

Micol Olivieri      pagina facebook

Ninjalaspia      blog

Virtuos@mente       blog

Panacea      blog

Rete delle donne di Alghero      pagina facebook

Osservatorio Nazionale ed Europeo per il Rispetto delle Pari Opportunità      sito web

Sport & Medicina      pagina facebook

Post-Partum     pagina facebook

Ass. Oncologica San Bassiano      pagina facebook

Uscire dal Silenzio      pagina facebook

Humanitas Research Center      pagina facebook

Hanno re-twittato per noi, fra gli altri:

@stefaniaboleso; @politicadonna; @ginidonnalab; @liaceli; @isabelleadriani; @ferzanozpetek; @la27ora; @SimonaSalmin; @Giraldo_Ale; @TBastianel;@casadonnemilano; @MartaMacBeal; @MimmaPan; @SaraMollaioliOf; @Assorel_live; @lauralaposta

Manifesto della rete italiana Women Are Europe

womenareurope

Questo manifesto è il risultato di una scrittura collettiva ed è l’avvio di un percorso politico di scambio e confronto cominciato a Milano il 6 aprile durante il primo incontro della rete Womenareurope.

Da oggi il percorso è aperto all’adesione di singole, associazioni e movimenti che ne condivideranno lo spirito e il contenuto e che lavoreranno per renderlo realtà.
Per aderire inviare una mail a womenareurope@gmail.com

MANIFESTO DELLA RETE ITALIANA

WOMEN ARE EUROPE

wae scrivania

IO DECIDO

 Io decido: con queste parole le donne di Spagna e d’Europa hanno risposto al tentativo di controriforma della legge spagnola sull’aborto.

Io decido vuol dire non accettare imposizioni di alcun tipo sul proprio corpo e sulla propria sessualità.

Io decido vuol dire autodeterminazione: è scegliere di diventare o non diventare madre, è vivere liberamente la sessualità e il proprio orientamento sessuale, è dare spazio ai propri desideri e progetti di vita.

In questo momento di grave…

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RICEVIAMO DALLA SPAGNA PER IL 1 FEBBRAIO

Noi con le donne spagnole #nomorehangers #womenareurope #yodecido

womenareurope

Abbiamo ricevuto tramite Eleonora questo documento dalla Spagna, verrà distribuito il primo febbraio sotto al Parlamento spagnolo, qui trovate le traduzioni in italiano, francese e inglese, facciamo girare!

Espagne IVG porque decido versions ES,FR, ANG

« Perché io decido » Testo che verrà consegnato  al Congresso dei Deputati 

A Madrid il 1° febbraio , partiremo alle 12.00 dalla stazione di Atocha verso la Camera dei Deputati , lì consegneremo per registrazione al Capo del Governo , al Presidente del Congresso , al Ministro  Ana Mato , ai Ministri Alberto Ruiz Gallodon e ai diversi  gruppi del congresso   il testo  che segue, scritto da Alicia Miyares .

Perché io decido

Perché io decido  partendo dall’autonomia morale, che è la base  della dignità di tutte le persone, non accetto  nessun obbligo o divieto posto ai miei diritti sessuali  e riproduttivi,  nessun  impedimento  alla mia totale realizzazione  in quanto persona.  In quanto essere…

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#Womenareurope El train de la libertad – Porque yo decido – Perché io decido – Because it’s my choice.

Ho aderito con convinzione all’appello di WOMENAREUROPE perché convinta che quanto accaduto in Spagna il 21 dicembre, con l’approvazione del disegno di legge del governo Rajoy  sull’aborto , ci riguarda tutte e tutti.

Perché è un attacco diretto alla libertà e all’autodeterminazione delle donne, perché ne mette ha rischio la salute con un sicuro ritorno alla pratica dell’aborto clandestino e porta indietro al passato la democrazia del paese e dell’europa, cancellando di fatto anni di lotte civili.

Riguardo la proposta di legge del governo spagnolo, trovo inquietanti le parole e l’invito di Rajoy:  “Abbiamo scritto la prima legge che riflette l’opinione della maggioranza dei cittadini europei. Sono fiducioso che questa iniziativa sara’ adottata anche da altri parlamenti di altri Stati membri”, soprattutto dopo che il 10 dicembre il parlamento europeo ha bocciato definitivamente la  Risoluzione Estrela che prevedeva, intelligentemente, programmi di educazione sessuale, accesso equo alla contraccezione, garanzie per l’aborto sicuro e legale, lotta alla discriminazioni di genere.

 Anch’io, visti i continui attacchi alla legge 194 qui in Italia – e parafrasando le parole di Rajoy – sono convinta e fiduciosa che molte altre donne e associazioni di donne aderiranno a  #WOMENAREUROPE

Il primo di febbraio non lasciamole sole  con las mujeres españolas  #TrenDeLaLibertad 

tren_libertad3

#25N #orangeurworld – End Violence against Women – Orange World in 16 Days

Parlare di violenza non è mai semplice e parlare di femminicidio è ancora più difficile. In particolar modo quando il termine femminicidio non è ben chiaro nella mente delle persone. Marcela Lagarde definisce così questo termine che nuovo non è: Femminicidio è «La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia».

Se è così – e così è! – allora siamo tutti e tutte chiamati in causa. Siamo tutti e tutte coinvolti. Nessuno escluso.

Molte sono le donne e le associazioni femminili e femministe impegnate su un tema così difficile come la violenza di genere, molti di meno sono gli uomini attivi e presenti su questo fronte. Uomini che perlopiù non si occupano o sono assenti sul problema o, nel peggiore dei casi, negano il fenomeno del #femminicidio. Io credo dovrebbero invece sentirsi chiamati in causa, perché parte di questa società. Ma qualche eccezione esiste:  www.noino.org  ultimo esempio, tra i pochi nati, di azione di sensibilizzazione al maschile sul tema della violenza sulle donne. Ma ancora sono pochi e il loro silenzio è assordante.

In merito all’assenza di voci che si levassero forti ed agissero riguardo il  femminicidio,  aveva visto bene l’ex Ministra alle Pari Opportunità Josefa Idem: creare una Task Force che includesse, non solo le istituzioni, ma tutti coloro che di violenza sulle donne si occupano ogni giorno. Un primo valido esempio di azione condivisa è stata la creazione, da parte dell’ASL di Grosseto, del Codice Rosa , un protocollo che, visti i risultati positivi, è stato poi esportato dalla Regione Toscana in altre ASL del suo territorio.

Ora, come già scrissi su questo blog, non solo siamo orfane di un Ministro alle Pari Opportunità, ridotta oggi ad una mera ed inutile delega, ma non abbiamo più nessuno che lavori su quella Task Force.

Prendiamo atto che non ci mancano le idee. Semplicemente ci viene negata la possibilità di renderle fattive.

Condivido il pensiero di tutte coloro che non hanno voluto chiamare questa giornata “Sciopero delle Donne” perché io, così come loro, non capisco riguardo a cosa avrei da scioperare.

Lo sciopero implica il fermo di qualsiasi attività ed io non ho la men che minima intenzione di sospendere la mia azione contro la violenza sulle donne, sulle bambine, sull’infanzia in generale e contro ogni forma di violenza. Ma anzi incito e invito chiunque si senta un essere umano appartenente al futuro a parlare, discutere, ideare, costruire e impegnarsi per abbattere questo muro di cecità istituzionale, umana, culturale, educativa e religiosa che rende le donne schiave di stereotipi, di becere culture patriarcali, di machismo stantio.

È chiaro a tutti, ma forse anche no, che il #femminnicidio è più radicato e complesso di quanto non sembri e poggia su alcune strutture culturali, economiche e sociali che andrebbero alcune abbattute, altre modificate e altre ancora costruite ex novo. Un’azione condivisa, costante e incalzante da parte di chi oggi manifesta la volontà di cambiare questa realtà, renderebbe non procrastinabile un coinvolgimento sostanziale di tutti coloro che operano a livello culturale come nella scuola, nella televisione, nei giornali, nella pubblicità. Renderebbe esigibile un’azione fattiva da parte delle istituzioni governative coinvolgendo più ministeri, così come proposto dall’allora ministra. Coinvolgerebbe inoltre attori sociali come i sindacati, le associazioni e la famiglia. Perché anch’io, come tutte, sono convinta che l’azione debba essere corale. 

E’ stato approvato un decreto #femminicidio che non tutela la donne, ma mette in pace la coscienza di chi la vera soluzione non l’ha voluta. Perché costava fatica e soldi. Le donne chiedevano un’azione più matura e consapevole che desse sostegno, coraggio e forza alle donne in difficoltà, che desse loro la possibilità di rendersi economicamente indipendenti, che prevedesse per loro un rifugio nel momento del bisogno. 

E’ stato un buco nell’acqua. Perché si pensa alle donne ancora come fragili ed incapaci di prendere in mano la propria vita. Perché ancora si vuole le donne attrici passive della propria esistenza. 

E’ con queste convinzioni che questa giornata non la chiamo “Sciopero delle Donne”. Perché le donne sanno bene di cosa hanno bisogno, sanno come gestire la propria vita e cosa è bene per loro. Le donne non hanno bisogno di mero assistenzialismo, hanno bisogno di possibilità. Ed io so che non si fermeranno un solo minuto, ed io con loro. So che lotteranno e agiranno fino a quando no avranno raggiunto l’obiettivo. Ed io con loro. So che qualsiasi coloro oggi si voglia utilizzare per questa protesta, qualsiasi nome gli si voglia dare loro faranno squadra. Ed io con loro.

Non stiamo ferme. Iniziamo subito, con urgenza. Iniziamo da loro.

#orangeurworld

End Violence against Women  “Orange World in 16 Days” #orangeurworld

Didì 

 

A Paestum 2013. Sì, avrei voluto esserci.

L’ #autodeterminazione parte e riparte da qui   Paestum 2013

STATO DI ECCITAZIONE PERMANENTE

FEMMINISTE NOVE

“Scriviamo per responsabilità verso le nostre vite e desiderio di cambiarle.

Scriviamo per ritrovare il senso e il tempo di una autodeterminazione individuale e collettiva.

Siamo donne sull’orlo di una crisi di nervi e la crisi è la narrazione dominante del tempo che viviamo: un nesso ci sarà pure. Vogliamo nominarlo.

Viviamo il tempo della crisi e della sconfitta. Un tempo di crisi economica e politica. Vogliamo immaginare e costruire un altro tempo…”

Dal blog di Luisa Betti , che ringrazio.

Didì

 

Blogging Day #NoViolenza

“Ogni evento, anche nella nostra vita, è il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell’evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altri migliaia di effetti.” 

Rubo questa frase di Tiziano Terzani non solo perché la condivido, ma perché penso che ora più che mai si ha bisogno di Cause Buone che producano Effetti Buoni.

Ognuno di noi può fare molto perché come mille e mille e mille gocce possiamo creare un mare…

Possiamo iniziare dalle parole e proseguire con l’esempio, con l’azione costante, attiva, consapevole.

Una buona prassi da imparare noi, ora, subito e da lasciare culturalmente a coloro che verranno.

Perché la #NonViolenza è un fatto culturale e non solo di animo.

#DecretoFemminicidio e il vuoto che mi resta

Ce lo siamo dette in ogni lingua del mondo, lo abbiamo gridato, ballato,  postato, twittato, scritto… e ancora adesso, dopo le ennesime tre vittime di oggi, sappiamo solo che quegli uomini verranno puniti con più severità. Forse.
Ma la punizione presume vi sia già una vittima -alla faccia della prevenzione e contrasto- che non è stata protetta, che non è stata ascoltata, che ha denunciato ma che non è stata salvata.
La verità, amarissima, è che nessuna vera prevenzione o contrasto è stata prevista nel #DLfemminicidi, ed io mi sento inerme. Come altre milioni di donne, mi sento impotente. Mi sento usata da questa politica che strumentalizza fatti gravissimi come la violenza sulle donne a scopo di mera propaganda politica.
Così io mi sento.
Certo occorre essere duri nella punizione, ma non può essere dura solo in alcuni casi: la donna è incinta, c’è un minorenne, avviene “in famiglia” (questa poi è buffa: in famiglia, cosa vuol dire, che in questo caso anche una coppia di conviventi è considerata famiglia? oppure no??). L’omicidio di una donna è sempre un omicidio e non può essere considerato più o meno grave. E’ un omicidio di genere. Punto.
Insomma, tanto dire e poi la montagna ha partorito un topolino piccolo piccolo e pure monco, orfano com’è di buon senso, che, in questo caso, si chiama prevenzione e contrasto veri.
Perché la prevenzione deve avvenire dal basso, dal profondo del problema che per me, come per altre milioni di donne,  è e resta culturale.
Cosa c’è nel DL Sicurezza? leggete qui e vi accorgerete che è sterile, io non ci leggo la volontà di affrontare il problema alla radice. Forse lo faranno in un tempo “poi”? Forse, ma sicuro risulterà un tempo “tardi”.

Donne più impegnate di me, con più armi culturali di me,  hanno e stanno scrivendo in merito, ma il silenzio degli uomini su queste tematiche, che li tocca, o dovrebbe toccarli, nel profondo, mi spiazza, mi lascia interdetta: ma davvero non avete niente da dire?

#TutticonGiulioCavalli

DonneViola

giulio_cavalli2

Giulio Cavalli.

Un uomo che da anni denuncia la mafia, attraverso le sue opere e la sua attività politica.

Un uomo con la schiena dritta.

Un uomo, schietto, sincero, che non le manda di certo a dire.

Giulio Cavalli, è un uomo la ‘ndrangheta metterebbe volentieri a tacere.

Tutti i particolari qui :

Luigi Bonaventura descrive l’attentato che la ‘ndrangheta ha pianificato per uccidere Giulio Cavalli. Un finto incidente per togliersi da mezzo uno “scassaminchia” che da anni si batte contro la mafia e per questo è costretto a vivere sotto scorta.

Noi vorremmo fare la nostra piccola parte, non lasciandolo solo.

Quindi oggi più che mai #TutticonGiulioCavalli .

Insieme possiamo aiutarlo, più di quanto immaginiamo.

#FacciamoRete

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Un tempo è stato “W Zapatero!” oggi … #escrachefeminista

In Spagna si è scatenata la battaglia contro il ritorno al medioevo.

EscracheFeminista

Le donne e gli uomini italiani non chiudano gli occhi perché riguarda tutti.

TodasContamos

Sotto ricatto? Io li sfiderei.

Giorni duri per il parlamento italiano sotto ricatto permanente del PDL che non perde occasione per minacciare di fa cadere un governo, già seriamente in bilico di suo, pur di difendere le ragioni di un solo uomo che è, oramai, nudo nei sentimenti e nella dignità.

Ma davvero questo solo uomo (o…uomo solo?) si prenderà mai davanti agli italiani la responsabilità di far cadere questo governo?

Il PD cede ha ricatti che non verranno mai attuati perchè, io credo, il solo uomo (o…uomo solo?) mai si farà carico di mandare definitivamente in bancarotta questo paese. Diciamolo: politicamente non gli conviene.

Mentre invece converrebbe, io credo, al PD sfidarlo, ora e subito, senza remore o paure, ma solo con grande sicurezza. Il paese intero gliene renderebbe grazie.

Il PD, invece e per l’ennesima volta, non riesce a decifrare ciò che è palese a tutti: l’uomo è solo e con le armi spuntate.

Il ricatto è segno di debolezza. È segno di mancanza di contenuti, di argomentazioni valide per salvare questo paese, ma ricco di motivazioni per salvare il ricattatore.

Mi sento orfana di Ministero e Ministro delle Pari Opportunità

Un mese fa mi assaliva la speranza.

Josefa Idem aveva visto giusto: coinvolgere in modo trasversale i vari ministeri: Interno, Istruzione, Giustizia, Economia, Lavoro, Difesa, Integrazione e Salute; tutti chiamati ed impegnati nella lotta al #femminicidio.

Ora di quella speranza mi è rimasto ben poco.

Non un Ministero e nemmeno un Ministro.

Solo la pagina web del Dipartimento per le Pari Opportunità che, dopo le dimissioni del Ministro Idem, va a rilento, quasi si ferma.

Sicuro si ferma al giorno 19 giugno con l’ultimo comunicato riguardante l’approvazione della Convenzione di Istambul contro la violenza su le donne.

Ecco, la mia speranza è orfana da quella data.

Stop Femminicidio