‘Ma questo si saprà in Paese?’

 

“Mi chiamava lurida mula”.

“…salì sulla mia pancia e mi diede tante di quelle botte che persi il mio bambino”.

Di Vincenzina e della sua vita conosco solo quello che i giornali raccontano.

Ma il suo racconto è anche il racconto di altre 6 milioni e 788 mila donne (dati ISTAT)

Delle parole di Vincenzina, questa è quella che più di tutte mi rimbomba nel cervello: ‘Ma questo si saprà in Paese?

Povera Vincenzina, vittima di un marito violento e di una cultura patriarcale che vuole l’uomo dominante e la donna sottomessa.

Deve essere stato liberatorio per lei: “L’ho ucciso con il bastone con cui mi picchiava”.

Ma non è così che avrebbe dovuto finire Vincenzina.

Non dovrebbe mai finire così.

Ma nemmeno mai dovrebbe essere instillato nelle coscienze che se un uomo malmena una donna il senso di colpa e la vergogna sia di lei e solo di lei Family Day – Roma 20 giugno 2015

Anche se domani, sì, si saprà in paese.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Invece ciò che sconvolge me è questo dettaglio: “La donna si era anche rivolta a un consultorio familiare”.
    http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/CRONACA/vincenzina_ingrassia_catania_aborto/notizie/1538501.shtml
    Avrà raccontato al consultorio familiare che il marito l’aveva costretta ad abortire due volte? Che la minacciava ad ogni tentativo di lasciarlo? Che la chiamava “lurida mula”? Che il marito salì sulla sua pancia e le diede tante di quelle botte da procurarle un aborto spontaneo? Con chi parlò? Che genere di supporto ricevette, e da genere di operatori?
    Le donne che chiedono aiuto chi trovano ad accoglierle?

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