Mamme che non vogliono Mario Adinolfi

il ricciocorno schiattoso

I pubblicitari lo sanno bene: tirare in ballo la mamma è sufficiente, il più delle volte, a garantire il successo di una campagna, qualunque sia il prodotto.

A suggerire “il cuore della mamma” come logo di un partito politico ci avevano già pensato gli Elio e le storie tese nel loro album del 2008 “Studentessi”:

Così ci prova anche Mario Adinolfi, e per il suo “movimento” contro il matrimonio omosessuale, il diritto all’aborto, l’eutanasia, la fecondazione eterologa e chi più ne ha più metta, sceglie il nome “Voglio la mamma”.

Io sono una mamma, e mi chiedo: ma che c’entro io con l’omofobia di Mario Adinolfi?

Proprio niente. E’ vero, ho procreato, ma questo non mi impedisce di rispettare due persone dello stesso sesso che desiderano sposarsi.

Ho un figlio, ma questo non mi impedisce di credere fermamente che nessuna donna dovrebbe essere costretta a portare a termine…

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Petizione al Ministro Beatrice Lorenzin e SocialMob 15 aprile #apply194 #save194

Raccolgo convinta l’appello degli indiVAnados per il SocialMob #Apply194  del 15 aprile , raccolto e rilanciato a sua volta da AIED che, con un tweet, mi ha permesso di venire a conoscenza della petizione lanciata da Denise Denegri su Change.org con una lettera al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che vi invito a leggere e a firmare Nel 36esimo anniversario dell’entrata in vigore della legge 194/78 che legalizza e regolamenta l’interruzione volontaria della gravidanza, legge che ha contribuito alla riduzione del numero degli aborti in Italia e drasticamente ridotto il numero degli aborti clandestini e le morti per aborto, ci rivolgiamo al Ministro della Salute fortemente preoccupati dalla serietà di quanto emerso dai dati del Ministero stesso sull’applicazione della legge. In particolare la gravità dell’aumento dell’obiezione di coscienza …”

Ci vediamo su twitter il 15 aprile dalle ore 21 tweetmobapply194

Grazie.

#nopatteggiamentoParioli

DonneViola

adolescenza

Ma questo secondo voi è un paese civile?

ROMA – Richiesta di patteggiamento per uscire dall’inchiesta prima possibile. E così ottenere uno «sconto» ed evitare la pubblicità del processo. I clienti di Azzurra e Aurora, le due ragazzine romane di 14 e 15 anni che si prostituivano in un appartamento dei Parioli, cercano un accordo con i pubblici ministeri. E in alcuni casi l’hanno già trovato: cinque mesi e dieci giorni, in alternativa 40 mila euro di pena pecuniaria sostitutiva oppure la libertà controllata. È la strada segnata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Cristiana Macchiusi per chi è incensurato. Ma non potrà valere per tutti, perché la linea della Procura sembra voler escludere anche chi frequentava abitualmente quella casa.

http://www.corriere.it/cronache/14_aprile_01/i-clienti-studentesse-parioli-liberi-versando-quarantamila-euro-cf482fea-b95c-11e3-92e9-a78914a8c77a.shtml

Sono passati mesi in cui a queste ragazzine è stato fatto un processo mediatico, mesi in cui dei clienti non si parlava affatto.

Come se le colpe…

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