Mujeres libres #WomenNotAfraid

il
Le puttane. Le dignitose.
La festa che non ci fu
I braccianti delle campagne della Patagonia argentina avevano incrociato le braccia contro i salari bassissimi e le lunghissime giornate lavorative, e l’esercito si incaricò di ristabilire
l’ordine. 
Fucilare stanca. In quella notte di oggi del 1922 i soldati, esausti di cosi tante uccisioni, andarono al bordello del porto San Julián a ricevere la loro meritata ricompensa. 
Ma le cinque donne che vi lavoravano gli chiusero la porta in faccia e li svergognarono al grido di: Assassini, assassini, via di qui…» 
Osvaldo Bayer ha conservato i loro nomi. Si chiamavano Consuelo Garcia, Ángela Fortunato, Amalia Rodriguez, Maria Juliache e Maud Foster. 
(I figli dei giorni 17 febbraio )
 
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Liberatrici brasiliane
Oggi, nel 1770, fini il regno di Teresa di Benguela a Quaritere.
Questo era stato uno dei santuari della libertà degli schiavi fuggitivi in Brasile. Per vent’ anni Teresa aveva fatto impazzire i soldati del governatore del Mato Grosso. Non riuscirono a prenderla viva. 
Nei nascondigli della foresta ci furono diverse donne che, oltre a cucinare e a partorire, furono capaci di combattere e di comandare, come Zacimba Gambá, nello Stato di Espirito Santo, Mariana Crioula, nell’interno di Rio de Janeiro, Zeferina a Bahia e Felipa Maria Aranha a Tocantins. A Pará, sulle rive del fiume Trombetas, nessuno metteva in
discussione gli ordini della Mae Domingas. Nel vasto rifugio di Palmares, ad Alagoas, la principessa africana Aqualtune governò un villaggio libero finché fu incendiato dalle
truppe coloniali nel 1677. 
Esiste ancora, e si chiama Conceiqao das Crioulas, a Pernambuco, la comunità fondata nel 1802 da due nere fuggitive, le sorelle Francisca e Mendecha Ferreira. Quando le truppe schiaviste erano ormai vicine, le schiave liberate riempivano di sementi le loro frondose chiome africane. Come in altri luoghi delle Americhe, trasformavano le loro teste in granai, nel caso in cui avessero dovuto scappare .in fretta e furia.
(I figli dei giorni 3 marzo )
 
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La prima ammiraglia
La battaglia di Salamina terminò cinque secoli prima di Cristo. Artemisia, prima ammiraglia della storia universale, aveva avvisato Serse, re di Persia: lo stretto dei Dardanelli era un brutto posto perché le pesanti navi persiane combattessero contro le agili triremi greche. 
Serse non la ascoltò. Ma nel bel mezzo della battaglia, quando la sua flotta stava subendo
una solenne sconfitta, non poté far altro che lasciare il comando in mano ad Artemisia, e cosi riuscì a salvare, perlomeno, alcune navi e un po’ d’onore. 
Serse, vergognoso, riconobbe: «Gli uomini si sono trasformati in donne, e le donne in uomini». 
Intanto, lontano da lì, un bambino di nome Erodoto compiva i suoi primi cinque anni di vita. 
Tempo dopo, raccontò lui questa storia.
(I figli dei giorni 19 settembre)
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“Tutti i giorni hanno una loro storia da raccontare, che vale la pena ascoltare. Come i maya, credo che siamo figli dei giorni, e in quanto tali siamo fatti di atomi ma anche di storie”
(E. Galeano – I figli dei giorni)
i figli dei giorni
Un sentito grazie a Gabriele, uomo dalla U maiuscola, per averlo condiviso con me.
Didì
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