#8Marzo – Le donne lo sanno.

Ho fatto molte cose nella mia vita, ma di occuparmi dell’organizzazione di una mostra d’arte non mi era capitato mai.

l’Altro ieri hanno terminato l’installazione dei quadri per questo 8 marzo ed era sera inoltrata ormai quando finalmente riesco a trovare il tempo per fare un giro in sala.

Non c’è più nessuno.

Sono sola. Io e me.

Scatto alcune foto dell’ambiente che ospita la mostra di sole artiste donne.

Non c’è una buona luce. Le lampade sul soffitto si specchiano sui vetri dei quadri e disturbano l’osservatore. Me ne accorgo con più consapevolezza quando rivedo le foto appena scattate. Faremo l’inaugurazione l’indomani nel tardo pomeriggio e spero che le luci non diventino un problema.

No, non c’è una buona illuminazione, ma quel quadro mi salta comunque agli occhi.

foto4

O, per meglio dire, mi salta comunque al cuore. Mi avvicino è scatto una foto

ALBATROS - Antonia Bortoloso
Antonia Bortoloso

Le donne lo sanno. Lo sanno da dentro. Lo comprendono con le cellule prima che con la mente.

Non so se sia per un fattore genetico o per istinto o per substrato culturale, ma sono certa che qualunque donna vedendo questo quadro capisce all’istante l’intenzione dell’artista.

C’è una poesia in basso a destra del quadro, lì le fastidiose luci non disturbano l’osservatore.

Mi avvicino e leggo: 

Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore.

La riconosco subito. Subito. E mi scivola una lacrima.

Ma non importa, tanto non c’è nessuno.

Sono sola. Sono solo io e me.

Anzi… no.

Con me c’è Alda Merini e la sua poesia e c’è Antonia, che ha realizzato il quadro.

Ci sono le donne che non ho mai conosciuto, ma di cui ho letto sui giornali perché vittime di #femminicidio.

Ci sono le bambine vittime di infibulazione.

Ci sono le donne vittime di maltrattamenti, donne private della possibilità di decidere di se stesse e del loro corpo, del loro futuro… 

Con me ci sono le Donne. Quelle stesse donne che, come nel quadro di Antonia, sono state strappate, stracciate, ferite nel corpo e nell’anima.

Vorrei si smettesse, e vorrei lo facessero le giovani donne in primis, di chiamare l’8 marzo “festa della donna”. Perché da festeggiare, davvero, non c’è niente.

E le donne lo sanno, lo sanno da dentro, lo sanno nelle cellule.

Didì

P.S.: ringrazio di cuore Antonia Bortoloso per la sua arte e per la sua sensibilità e per avermi permesso di utilizzare, su questo piccolo blog, la foto “rubata” l’altra sera.

 

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2 Comments Add yours

  1. giux76 ha detto:

    L’ha ribloggato su notedinamiche.

    Mi piace

  2. 1didue ha detto:

    L’ha ribloggato su Due.

    Mi piace

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