#25N #orangeurworld – End Violence against Women – Orange World in 16 Days

Parlare di violenza non è mai semplice e parlare di femminicidio è ancora più difficile. In particolar modo quando il termine femminicidio non è ben chiaro nella mente delle persone. Marcela Lagarde definisce così questo termine che nuovo non è: Femminicidio è «La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia».

Se è così – e così è! – allora siamo tutti e tutte chiamati in causa. Siamo tutti e tutte coinvolti. Nessuno escluso.

Molte sono le donne e le associazioni femminili e femministe impegnate su un tema così difficile come la violenza di genere, molti di meno sono gli uomini attivi e presenti su questo fronte. Uomini che perlopiù non si occupano o sono assenti sul problema o, nel peggiore dei casi, negano il fenomeno del #femminicidio. Io credo dovrebbero invece sentirsi chiamati in causa, perché parte di questa società. Ma qualche eccezione esiste:  www.noino.org  ultimo esempio, tra i pochi nati, di azione di sensibilizzazione al maschile sul tema della violenza sulle donne. Ma ancora sono pochi e il loro silenzio è assordante.

In merito all’assenza di voci che si levassero forti ed agissero riguardo il  femminicidio,  aveva visto bene l’ex Ministra alle Pari Opportunità Josefa Idem: creare una Task Force che includesse, non solo le istituzioni, ma tutti coloro che di violenza sulle donne si occupano ogni giorno. Un primo valido esempio di azione condivisa è stata la creazione, da parte dell’ASL di Grosseto, del Codice Rosa , un protocollo che, visti i risultati positivi, è stato poi esportato dalla Regione Toscana in altre ASL del suo territorio.

Ora, come già scrissi su questo blog, non solo siamo orfane di un Ministro alle Pari Opportunità, ridotta oggi ad una mera ed inutile delega, ma non abbiamo più nessuno che lavori su quella Task Force.

Prendiamo atto che non ci mancano le idee. Semplicemente ci viene negata la possibilità di renderle fattive.

Condivido il pensiero di tutte coloro che non hanno voluto chiamare questa giornata “Sciopero delle Donne” perché io, così come loro, non capisco riguardo a cosa avrei da scioperare.

Lo sciopero implica il fermo di qualsiasi attività ed io non ho la men che minima intenzione di sospendere la mia azione contro la violenza sulle donne, sulle bambine, sull’infanzia in generale e contro ogni forma di violenza. Ma anzi incito e invito chiunque si senta un essere umano appartenente al futuro a parlare, discutere, ideare, costruire e impegnarsi per abbattere questo muro di cecità istituzionale, umana, culturale, educativa e religiosa che rende le donne schiave di stereotipi, di becere culture patriarcali, di machismo stantio.

È chiaro a tutti, ma forse anche no, che il #femminnicidio è più radicato e complesso di quanto non sembri e poggia su alcune strutture culturali, economiche e sociali che andrebbero alcune abbattute, altre modificate e altre ancora costruite ex novo. Un’azione condivisa, costante e incalzante da parte di chi oggi manifesta la volontà di cambiare questa realtà, renderebbe non procrastinabile un coinvolgimento sostanziale di tutti coloro che operano a livello culturale come nella scuola, nella televisione, nei giornali, nella pubblicità. Renderebbe esigibile un’azione fattiva da parte delle istituzioni governative coinvolgendo più ministeri, così come proposto dall’allora ministra. Coinvolgerebbe inoltre attori sociali come i sindacati, le associazioni e la famiglia. Perché anch’io, come tutte, sono convinta che l’azione debba essere corale. 

E’ stato approvato un decreto #femminicidio che non tutela la donne, ma mette in pace la coscienza di chi la vera soluzione non l’ha voluta. Perché costava fatica e soldi. Le donne chiedevano un’azione più matura e consapevole che desse sostegno, coraggio e forza alle donne in difficoltà, che desse loro la possibilità di rendersi economicamente indipendenti, che prevedesse per loro un rifugio nel momento del bisogno. 

E’ stato un buco nell’acqua. Perché si pensa alle donne ancora come fragili ed incapaci di prendere in mano la propria vita. Perché ancora si vuole le donne attrici passive della propria esistenza. 

E’ con queste convinzioni che questa giornata non la chiamo “Sciopero delle Donne”. Perché le donne sanno bene di cosa hanno bisogno, sanno come gestire la propria vita e cosa è bene per loro. Le donne non hanno bisogno di mero assistenzialismo, hanno bisogno di possibilità. Ed io so che non si fermeranno un solo minuto, ed io con loro. So che lotteranno e agiranno fino a quando no avranno raggiunto l’obiettivo. Ed io con loro. So che qualsiasi coloro oggi si voglia utilizzare per questa protesta, qualsiasi nome gli si voglia dare loro faranno squadra. Ed io con loro.

Non stiamo ferme. Iniziamo subito, con urgenza. Iniziamo da loro.

#orangeurworld

End Violence against Women  “Orange World in 16 Days” #orangeurworld

Didì 

 

I diritti delle donne sono diritti umani (2013)

D di Diritti come D di Donne. Non fermiamoci.

DonnexDiritti di Luisa Betti Dakli

Azione – 25 novembre 2013 –

Luisa Betti

25 novembre – Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

È stata con la risoluzione 54/134 che nel 1999 l’Assemblea generale dell’Onu ha proclamato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una data scelta non dall’Onu ma dalle attiviste che nell’incontro femminista Latinoamericano e dei Caraibi di Bogotà nel 1981, scelsero il 25 novembre per ricordare il femminicidio di Stato delle sorelle Mirabal, attiviste dominicane uccise su ordine del dittatore Rafael Trujillo nel 1960.

Ma cosa è cambiato da allora? Da anni il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, rilancia la campagna mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, anche se i dati della stessa Onu ci dicono che, malgrado gli sforzi degli organi internazionali, Ong e l’impegno di alcuni governi nazionali, la situazione è ancora lontana dalla soluzione. Violenza nelle relazioni intime, stupro…

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I dieci comandamenti delle donne

Ex UAGDC

1. La mia libertà non finisce quando mi unisco a qualcun altro

2. Come madre non educo nè maschi machisti, nè figlie sottomesse

3. Niente mi terrà zitta se qualcosa non mi piace

4. Non accetterò nessun tipo di violenza contro di me

5. Non mi tradirò mai smettendo di essere chi sono davvero

6. Nessuno, nemmeno il mio partner toccherà il mio corpo se io non voglio

7. Lavorerò per non dipendere economicamente da qualcuno

8. Le zitelle non esistono, io decido se sposarmi o no

9. Non farò io sola le faccende domestiche e questo non mi rende una cattiva donna

10. Non mi accontenterò di un uomo qualsiasi solo perchè i miei figli abbiano un padre

“I dieci comandamenti della donna” sono un’iniziativa peruviana lanciata da un movimento di donne alla ricerca di nuove regole con le quali comportarsi e reagire al sistema.
Tramite una piattaforma online…

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L’estetica pubblicitaria del maschio adolescente allupato

D I S . A M B . I G U A N D O

Nell’ultimo mese ho fatto un gioco: ho sfogliato le riviste femminili più diffuse in Italia per verificare qual è l’immagine della donna che più spesso la pubblicità associa ai prodotti destinati al pubblico femminile: calze, cosmetici, gioielli, biancheria intima, e così via. Ne è emersa quella che definirei “estetica del maschio adolescente allupato”. Detto in altri termini:

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Di “baby prostitute”, “ragazze doccia” e… “gigolò”?

E scoppia la doverosa polemica.

Tutti a parlare delle giovani donne prostitute e nessuno che si ponga una domanda sui giovani uomini che quella prostituzione la foraggiavano.

La prostituzione maschile non è mai stata percepita come qualcosa di disdicevole, anzi. Tanto è vero che non esiste un termine che definisca la prostituzione di uomini con le stesse accezioni negative utilizzate per definire quella femminile.

Li chiamano “Casanova” “Gigolò” “Accompagnatori”, “Rent-Boy”,  “Hustler”,  ma nessuno di questi termini porta dietro di se’ l’accezione negativa che porta il termine “Puttana”, “Prostituta”, “Troia”, “Baldracca”… Giusto per elencarne solo alcuni, dato che le terminologie utilizzate nei confronti delle donne sono eccezionalmente numerose.

Lì dove la donna deve vergognarsi, l’uomo è elevato ad uno stato di quasi eroe. E l’International Escort Award è uno degli esempi.

Il valore dato ad un’azione identica cambia in base al sesso di chi la compie. Questa è la cultura che ci portiamo dentro.

Un cultura che porta la magistratura ad indagare sulle giovani donne senza però indagare su giovani uomini che quel sesso a pagamento lo incoraggiavano e che si potrebbe anche chiamare sfruttamento delle prostituzione minorile.

Una cultura che è pronta a condannare e mettere alla gogna le donne, ma non gli uomini.

Sperando che la doverosa polemica non finisca in “cacciara”, ma porti una seria riflessione sul perché giovani donne e giovani uomini debbano sperimentare il sesso attraverso un obolo, ringrazio Donne Viola per aver acceso su twitter una doverosa riflessione.

Didì (che ha scritto di “pancia” e se ne scusa)

Mettile un lucchetto

Lunanuvola's Blog

(“Put a lock on it”, di Reticuled Writer, dal sito omonimo, 3 novembre 2013, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo)

Numerosi lettori mi hanno chiesto di scrivere sull’ultimo insulto alle donne ovunque: la biancheria intima antistupro. E’ un’idea talmente ridicola che ho pensato fosse uno scherzo. Allora ho fatto qualche ricerca su questa cintura di castità del 21° secolo, pur sapendo già quale sarebbe stata la mia opinione nel caso la notizia fosse vera.

mutanda lucchetto

E’ risultata essere una campagna di Indiegogo. I designer stanno ancora tentando di raccogliere denaro per finanziare i prototipi del prodotto. Ciò significa che non potete andare al supermercato locale e comprarne un paio da indossare per il vostro appuntamento “al buio” di venerdì sera. Le mie scuse se vi avevo dato false speranze.

Io ho avuto la stessa reazione di molta gente all’idea che le donne dovrebbero indossare speciale biancheria per prevenire le aggressioni…

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Prese per sfinimento.

Ieri sera mentre navigavo tra i blog trovo questo favoloso condensato di realtà quotidiana:  “Dove si firma? Dove consegno le armi? Restituisco tutto: le mie lacrime, la mia pazienza, le ore di veglia, il lexotan, la mia laurea. Non sono servite. Io mi arrendo, avete vinto. ”

Mentre lo leggo mi rendo conto che è questo il comune sentire. Un po’ tutti ci sentiamo così. Proviamo impotenza, frustrazione, stanchezza, rabbia…

Rabbia. Ma la rabbia non era fonte di forza e potenza? Mah! forse mi sbaglio.

Poi leggendo il posto in risposta al precedente:

” Leggo il tuo post e…non ci posso credere…mi dai ragione, si si proprio così lei da ragione a me! Senza discutere, aggiungere nessun “ma”, nessun “però”…per una volta siamo completamente d’accordo!

e mi accorgo che la rabbia è dura a morire, che ancora è fonte di forza e potenza. E che basta un “niente” (sempre che una interazione intelligente, come quella dell’amico su twitter, si possa definire “niente”) per rimuovere frustrazione e stanchezza.

E mi rendo conto per l’ennesima volta che la cultura ( vedi il testo di Paolini) può fare molto per portarci fuori dal pantano in cui siamo stati gettati.

E vorrei 10 100 1000 Paolini a risvegliarci dal torpore, dall’anestetico culturale che ci hanno propinato e che noi, illusi e felici, abbiamo bevuto a gran sorsate come fosse stato un nettare  irrinunciabile.

E vorrei 10 100 1000 altre donne come voi ad esternare il proprio sentire, perché credo sia il modo migliore per ritrovare la forza e la potenza della sana Rabbia. Per disintossicarci dal nulla emozionale e culturale con cui hanno riempito teste e cuori.

Grazie ragazze.

rabbia

Didì