Iperbole. Ma poi mica tanto.

(a volte basta entrare in un qualsiasi bar per bere un caffè per raccogliere conversazioni di così alta coerenza)

“Tutte puttane le donne. Tutte! Guarda quella lì, avrà si e no sedici anni. Con tutto quel trucco sembra una prostituta. Come si dice: tale madre tale figlia. Però una botta gliela darei. Tu no, amico mio?”.

“No, la mamma non sta bene. Ha l’Alzheimer ora, ma è stata una grande donna mia madre. Proprio una santa. Ha allevato 4 figlio tutta da sola e ha sempre lavorato. Faceva le pulizia a casa di certi signori benestanti. Lui si dice fosse un libertino: donne, alcol, feste. Uno che la vita se l’è goduta. Quando doveva andare a lavorare e non sapeva dove lasciarci, ci portava a lavoro con lei. I signori non facevano storie e noi potevamo giocare nel loro giardino. Davvero dei grandi signori”.

“Sì, ho preso una polacca. Sai una di quelle zoccole dell’est che lasciano a casa figli e mariti e vengono a fare le puttane qui in Italia. Sì, sta a casa con la mamma. Le do vitto e alloggio e qualche soldo a fine mese. Io non ho tempo per star dietro alla mamma. La polacca mi ha chiesto di essere messa in regola. Ma non ha documenti e io non voglio rogne con permessi di soggiorno, contributi e altre stronzate. Poi sai, magari una volta messi a posto i documenti si porta in Italia i figli. Di stranieri ce n’è già abbastanza, che stiano a casa loro!”

“A proposito, hai sentito di Lampedusa? Boia can’! 330 neri affogati. Ma che cosa vengono a fare qui. C’è la crisi in Italia. Non c’è lavoro per noi e questi vengono qui a rubarci il lavoro. A casa loro devono stare. Manco glielo avesse prescritto il medico di salire su quei barconi!” …

 

Didì

Decreto femminicidio: “Non in mio nome”

#dajedajedaje Donne! 😉

PRIMA DI TUTTO LIBERE 4,5,6 MARZO 2016, PAESTUM

Il dopo Paestum 2013 da cui vorremmo ripartire

Paestum non è stata uguale per tutte. L’indizione originaria, mirata in primo luogo a costruire un dialogo costruttivo tra femminismi diversi, situati in parole e pratiche diverse, ha fatto emergere lo iato che intercorre tra una presa di parola politica più spostata su ciò che accade fuori di noi e una presa di parola tesa a consolidare la pratica di relazione tra donne. Se è vero che il conflitto finale per alcune è stato un “colpo di spugna”, per molte altre è stato un far emergere la contraddizione, probabilmente troppo assopita nelle plenarie, con qualche punta di conflitto più esplicito nei tavoli.

View original post 302 altre parole

A Paestum 2013. Sì, avrei voluto esserci.

L’ #autodeterminazione parte e riparte da qui   Paestum 2013

STATO DI ECCITAZIONE PERMANENTE

FEMMINISTE NOVE

“Scriviamo per responsabilità verso le nostre vite e desiderio di cambiarle.

Scriviamo per ritrovare il senso e il tempo di una autodeterminazione individuale e collettiva.

Siamo donne sull’orlo di una crisi di nervi e la crisi è la narrazione dominante del tempo che viviamo: un nesso ci sarà pure. Vogliamo nominarlo.

Viviamo il tempo della crisi e della sconfitta. Un tempo di crisi economica e politica. Vogliamo immaginare e costruire un altro tempo…”

Dal blog di Luisa Betti , che ringrazio.

Didì

 

Siamo noi a fare la differenza

Forse si diventa davvero esseri umani quando si è capaci di condividere le sorti degli altri esseri umani. Altrimenti si è individui che vivono ciascuno per sé o per la stretta cerchia di familiari ed amici.

La differenza tra questi due modi di concepire gli altri (e se stessi in relazione agli altri) è sostanziale, poiché da essa scaturiscono i comportamenti con i quali ogni giorno esprimiamo noi stessi, ci relazioniamo con le persone e creiamo la realtà che ci circonda. Con tali comportamenti ci predisponiamo all’accoglienza o al rifiuto, all’ascolto o alla chiusura, alla comprensione o all’intolleranza.

L’analisi quindi parte da noi stessi, da che tipo di persona scegliamo di essere e da quanto siamo capaci di rielaborare retaggi, pregiudizi e stereotipi per guardare gli altri ed il mondo con uno sguardo libero, da quanto siamo capaci di superare egoismi ed interessi personali per imparare il dovere della condivisione.

A. A.

Il potere dell’Ascolto attivo.

A volte leggo e vedo cose che mi spingono, senza nemmeno tanto fatica a dire il vero, a pormi delle domande e a cercare delle risposte. Possibilmente più di una.

Sono convinta che l’azione dell’Ascoltare sia un’azione attiva che dovrebbe, e dico dovrebbe, coinvolgere solo la mente e il cuore, escludendo, quando non richiesta, la parola.

Le dinamiche interpersonali a volte privilegiano l’uso della parola anziché quella dell’ascolto attivo, attento, privo di preconcetto, privo di muri nella testa.

Ed è così che dalla scorsa notte mi frulla in testa, e un po’ non mi ha lasciata dormire, il testo che condivido con voi qui, poco sotto.

Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu cominci a darmi consigli, non fai ciò che ti chiedo.

Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu cominci a dirmi perché non dovrei sentirmi in  quel modo, calpesti le mie sensazioni.

Quando ti chiedo di ascoltarmi, e tu pensi di dover fare qualcosa per risolvere i miei problemi, mi deludi, strano, come può parere.

Forse per questo la preghiera funziona, per molti.

Perché Dio è muto, non dà consigli, né prova ad aggiustare le cose.

Semplicemente ascolta e confida che tu risolva da solo…

Quindi ti prego, ascolta e sentimi..

E se desideri parlare,

aspetta qualche istante il tuo turno e ti prometto che ascolterò… 

(Anonimo)

 

 

Blogging Day #NoViolenza

“Ogni evento, anche nella nostra vita, è il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell’evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altri migliaia di effetti.” 

Rubo questa frase di Tiziano Terzani non solo perché la condivido, ma perché penso che ora più che mai si ha bisogno di Cause Buone che producano Effetti Buoni.

Ognuno di noi può fare molto perché come mille e mille e mille gocce possiamo creare un mare…

Possiamo iniziare dalle parole e proseguire con l’esempio, con l’azione costante, attiva, consapevole.

Una buona prassi da imparare noi, ora, subito e da lasciare culturalmente a coloro che verranno.

Perché la #NonViolenza è un fatto culturale e non solo di animo.